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Cenni storici su Borgosatollo

Il territorio di Borgosatollo è situato nella zona pedemontana all’inizio dell’alta pianura padana ed, essendo di origine alluvionale, è costituito prevalentemente da ghiaia. Il terreno, quindi, anche per la mancanza di acqua per l’irrigazione, appariva nell’antichità piuttosto brullo e arido, ricoperto a seconda delle stagioni da erbe più o meno alte, da rovi e da qualche pianta alquanto rada, tanto che ancora nel Cinquecento esso veniva definito “gerivo et sassoso, vegrivo et magro, et dove seccano le viti per il freddo et al tempo della sutta (siccità) se sugano…”

Tali motivi, oltre al fatto che il territorio non è attraversato da alcuna via di comunicazione importante ma si trova nel mezzo, ad alcuni chilometri, tra la statale per Cremona e quella per Mantova, impedirono per molti secoli lo stanziamento definitivo dell’uomo, salvo un breve tentativo in epoca longobarda, a nord del paese, nella frazione di Piffione.

Solo verso la fine del Duecento e nella prima metà del secolo successivo venne attuata la bonifica e la trasformazione agraria, sotto la spinta delle riforme iniziate da Berardo Maggi; si costruirono allora vari canali per l’irrigazione, derivandoli dal Naviglio Bresciano: il Naviglio Inferiore, la roggia San Pola, la Riversa, La Mora o Avogadra, la Piffiona e soprattutto la seriosa Vescovada. In seguito furono scavate numerose fontane, sfruttando le acque sorgive: la Cima dai Merenda, La Mottella dai Martinengo, la Zanfrancesca, la fontana Spino, il Fontanazzo.

La bonifica si arrestò a sud del paese, all’altezza della via dei Fornelli, oltre la quale si estese, fino alla fine dell’ottocento, la vasta campagna incolta, distribuita poi in enfiteusi alle famiglie del luogo all’epoca napoleonica.

E’ proprio durante quel periodo del XIII e XIV secolo, ricco di grandi trasformazioni sociali ed economiche, che si stabilirono a Borgosatollo i primi nuclei familiari, contadini ed artigiani, chiamati dalle autorità cittadine nel bresciano spopolato da pestilenze e continue guerre; i nuovi abitanti provenivano generalmente dal bergamasco, dalla Val Seriana: da Songavazzo (Merenda, Marinoni, Pertega, Serana), da Randellino (Bonometti, Zenucali), da Onoro (Calderi, Balzelli), da Boario Bergamasco (Gandelli, Moroni), da Nuvesio (Manera), da Rovetta (Roversi, Rovetta), da Gandino (Pola, Santini), da Ardesio (Ardesi, Cassamali)…

Tali coloni, per contrastare il predominio dei cittadini che si erano impadroniti di quasi tutti i terreni, verso la metà del Trecento si costituirono in Comune, assumendo l’amministrazione locale e dando nuovo impulso all’economia del paese: giunsero così altri malghesi (Banderali, Cornali, Natali, Saleri), mugnai (Brioni, Conforti, Marchesini, Salvi), fabbri (Terzi), muratori (Soldati), falegnami (Signaroli, Spada), zoccolai (Chiaf).

Dato che l’agricoltura era indirizzata prevalentemente alla coltivazione, oltre che della vite, del foraggio, fu sempre molto fiorente l’allevamento dei bovini, per cui acquistarono proprietà in paesi diversi “formaggiari” (Omi, Falcina, Fostini, Orlini); tale tradizione durerà fino agli anni Quaranta con la famosa “Latteria di Borgosatollo”.

Anche molte famiglie della nobiltà bresciana si insediarono nel territorio: Agazzi, Bagnano, Crotta, Faustini, Fè, Franzoni, Guarneri, Guerrini, Mangiavini, Pavia, Richiedei, Ugoni…

L’abitato, che inizialmente era costituito da grossi cascinali sparsi, nel secolo XV venne assumendo l’aspetto addossato alla piazza, che il paese mantenne fino ai primi decenni del nostro secolo: solo tra la fine del Seicento e nel Settecento si ebbe notevole impulso costruttivo, ma si trattò principalmente di rifacimenti e abbellimenti architettonici soprattutto da parte di nobili che ormai avevano qui fissa dimora: sorgono così il palazzo Guarneri (ora Oratorio femminile), il palazzo Guerrini (ora parrocchiale), il palazzo Crotta (ora Fisogni), la villa Richiedei (ora Galeazzi) e la nuova chiesa, dove si ergeva quella Trecentesca.

Già negli ultimi anni trenta di questo secolo il paese si allunga sulla strada verso Brescia, ma soprattutto dal termine della Seconda Guerra Mondiale fino ai nostri giorni, in modo quasi frenetico e talvolta un poco caotico per la speculazione, si ergono nuovi quartieri residenziali e artigianali, così da ridurre sempre più la esigua campagna che circonda l’agglomerato abitativo.

Fonte
Ricerca del prof. Guido Bosio

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