Le rogge ed i filari

II territorio di Borgosatollo, nella sua maggiore estensione, fa parte dell’alta pianura, la quale data la permeabilità del suolo è in superficie generalmente arida. L’uomo, per poter lavorare questa terra, ha dovuto costruire una vasta rete di canali per l’irrigazione. La rete idrica di Borgosatollo è costituita da fontanili, canali e rogge che si staccano dal Naviglio Grande Bresciano, importante corso d’acqua che deriva dal fiume Chiese. Risale alla fine del Duecento la bonifica e la riforma agraria del paese, voluta da Berardo Maggi, vescovo di Brescia. Si costruirono vari canali per l’irrigazione, derivandoli appunto dal Naviglio Bresciano: il Naviglio Inferiore, la roggia San Pola, la Roversa, la Avogadra, la Piffiona e soprattutto la seriola Vescovada. In seguito furono scavate numerose fontane, sfruttando le acque sorgive: la Cima, scavata dai Merenda, la Motella, resa fruibile dai Martinengo, la Zanfrancesca, la Gheda, la Ginevra e la Balera, solo per citare qualche esempio. Il reticolo idrico di Borgosatollo, costituito dunque dalle acque di derivazione e da quelle dei fontanili, è stato elemento fondamentale per lo sviluppo di un’area altrimenti arida e incoltivabile. Ulteriore importante caratteristica del paesaggio tradizionale bresciano, della quale Borgosatollo conserva tracce, è la disposizione in filare delle piante, dei gelsi in particolare. I filari hanno sempre svolto un ruolo importante nel paesaggio agrario locale. Nel 1929 fra le campagne di Borgosatollo e Montirone (Comune unico fino al 1955) si contavano 36.500 piante di gelso in filare; oggi, sul territorio, sono rimasti meno di 700 esemplari, ultima testimonianza di quella che fu una delle principali fonti di integrazione del reddito per la famiglia contadina. Il gelso in passato era localizzato un po’ ovunque, ora, invece, la sua presenza è limitata ad alcune zone: esemplari significativi di filari sono visibili a Piffione, nei campi prospicienti il Centro Sportivo e nell’area retrostante via San Francesco. In questi ambiti si possono osservare, inoltre, gelsi secolari, la cui circonferenza supera i 3 metri.

 

 

Nella fascia delle Gerole sopravvivono anche residui di una tecnica di coltura del gelso ancora più antica: il sistema di utilizzo delle viti “maritate” agli alberi. Si tratta di una pratica agronomica che abbina la vite al gelso, o al pioppo nero capitozzato. Questo offriva diversi vantaggi: l’utilizzo del fogliame per l’alimentazione del baco da seta, l’impiego della sfrondatura degli alberi per integrare l’alimentazione del bestiame, la struttura di sostegno per la vite, la fornitura di legna da ardere e di uva. Oggi, parte del lavoro dell’Area Ambiente del Comune di Borgosatollo è concentrata sul censimento dei filari sopravvissuti, al fine di raccoglierne posizione e dimensioni; non solo, per le piante di maggiore età e rilevanza, l’obiettivo è di proporne l’iscrizione al registro degli alberi monumentali.

 

Fonte: Articolo Giornale di Brescia 17 Giugno 07, Michele Ungari